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STEPPS: Systems Training for Emotional Predictability & Problem Solving

STEPPS: Systems Training for Emotional Predictability &  Problem Solving - STEPPS in ITALIA
Si tratta di  un corso di addestramento vero e proprio diretto sia a chi ha disturbi della regolazione dell’intensità emotiva, come il disturbo borderline di personalità (DBP), sia ai sottosistemi del “sistema” in cui gravita la persona: familiari ed altre figure significative che abitualmente frequenta.

Sebbene principalmente rivolto a utenza ambulatoriale, l’introduzione dei gruppi di formazione STEPPS nei centri diurni o residenziali  , come ad esempio il Centro Gledhill per Borderline, accelera le tappe di cambiamento sia dei soggetti borderline, sia di quelli con disturbo dell’umore,  riducendo così i tempi di permanenza in queste strutture.
 
                                                            UTILE ai Terapeuti; UTILE agli Utenti!
In ambito ambulatoriale, il metodo prevede il coinvolgimento di un amico o un parente disposto a conoscere il disturbo borderline di personalità in profondità. La persona indicata è invitata a partecipare ad alcune sessioni psicoeducative del corso per aiutare l’utente a rispondere meglio ad alcuni suoi comportamenti disfunzionali, ora confusivi ora provocatori mentre si addestra.

N.B. L'addestramento STEPPS NON  SOSTITUISCE  altre forme di psicoterapia: è un'aggiunta di strategie e suggerimenti pratici che le persone con DBP hanno trovato immensamente utili nell'impresa di gestire, prima di modificare, i propri sintomi.

Tratto dalla traduzione in italiano del Manuale STEPPS di Blum e collaboratori

Tratto dalla traduzione in italiano del Manuale STEPPS di Blum e collaboratori - STEPPS in ITALIA
BENVENUTO AI GRUPPI STEPPS: INTRODUZIONE ALLA FORMAZIONE
 
Il programma iniziato ad Iowa nel 1995 si basava sull'assemblaggio, originariamente sviluppato da Bartels e Crotty (1992), di vari approcci per trattare persone con Disturbo Borderline di Personalità (DBP). Tale programma è stato in seguito adattato e rivisto da Blum, St. John e Pfohl (2002). L’acronimo STEPPS sta per Systems Training for Emotional Predictability and Problem Solving, ossia Formazione Sistemica per l’Anticipazione delle risposte Emotive e Problem Solving.

In questo approccio cognitivo-comportamentale e di addestramento a varie abilità, il disturbo borderline di personalità (DBP) è visto come un disturbo da disregolazione emotiva e comportamentale. L'obiettivo che si pone quindi, è fornire alle persone con disturbo borderline, ai professionisti che le curano, agli amici e ai membri della famiglia un linguaggio comune per conoscere, e comunicare reciprocamente con chiarezza, i vari aspetti del disturbo e le abilità utilizzate per gestirlo. Gli utenti (dei servizi) imparano a riconoscere l’emozione specifica e l’abilità necessaria a gestire il comportamento disfunzionale.
Essi scelgono degli operatori di riferimento tra amici e membri della famiglia da inserire nel loro "team di rinforzo" perché, a loro volta istruiti al corso, possano aiutarli a mantenere e rafforzare l'addestramento delle nuove abilità apprese nei gruppi. Questo previene il fenomeno della "scissione", processo per cui le persone con disturbo borderline possono “esternalizzare” il loro conflitto interno al punto da indurre altri a schierarsi e discutere l’uno contro l'altro in merito ad opposti punti di vista sui comportamenti della persona.
 
La scissione, come altri comportamenti comuni del disturbo borderline di personalità, non è vista come atto di aggressione intenzionale ma come risposta automatica a un’intensità emotiva sregolata che l’utente può però  imparare ad anticipare e sostituire con comportamenti più efficaci.
                                                                                                    
Alla base di questa impostazione c’è l’assunto per cui al centro del disturbo borderline ci sia una vera e propria entità clinica, un disturbo che può essere definito come un difetto della capacità interna individuale di regolare l’intensità emotiva. Come risultato, la persona con disturbo borderline è periodicamente sopraffatta da episodi emotivi anormali, intensi e sconvolgimenti che la spingono a cercare sollievo immediato. Noti studi suggeriscono una vulnerabilità biologica di base. Nella storia dell’infanzia delle persone con disturbo borderline di personalità spesso il sostegno emotivo è carente o si sono verificati addirittura abusi da parte di chi doveva prendrsi cura di loro. Nella maggior parte dei casi vi è una complessa interazione tra vulnerabilità di base e ambiente sociale. Incolpare qualcuno di essere la  "causa" del disturbo è di solito controproducente. Noi crediamo che gli individui con disturbo borderline non scelgano consapevolmente di avere questo disturbo. Tranne in rare eccezioni, i loro genitori e gli altri caregivers importanti nell’infanzia e nella loro vita creano, inconsapevolmente, ambiente instabile e invalidante.
 
All’inizio del trattamento, molti utenti considerano il termine ‘disturbo borderline’ come un altro modo per dire "E’ tutta colpa tua". Il termine borderline sembra implicare che è solo questione di tempo prima che andare completamente "oltre il limite." Per queste ragioni, gli utenti spesso rifiutano l’etichetta di DBP anche se possono facilmente riconoscerne le caratteristiche nei propri comportamenti.
Bartels e Crotty hanno proposto il termine Disordine dell’intensità emotiva perché più facile da comprendere e accettare da parte degli utenti. Nel Manuale usiamo i due termini come sinonimi. A prescindere dalla terminologia, ai fini della comprensione del fenomeno non ci sono vantaggi significativi nell’etichettare il disturbo dell’intensità emotiva ‘disturbo borderline’. Piuttosto di considerare se stessi come chi  tenta di manipolare, di ricercare attenzione o sabotare il trattamento, i partecipanti allo Stepps imparano a vedersi come prede di un disturbo; come persone alla ricerca di sollievo da una dolorosa malattia che si esprime attraverso comportamenti disperati rinforzati da pensieri negativi e distorti. La formazione è composta di tre fasi:

Fase 1 - La consapevolezza della malattia

Il primo passo è quello di sostituire idee sbagliate circa l’etichetta DBP, con la consapevolezza di: comportamenti e sentimenti che definiscono il disordine. I comportamenti possono essere modificati e i sentimenti possono essere gestiti. Gli utenti spesso hanno la convinzione che essi sono disgraziatamente imperfetti (per questo possono continuamente incolpare se stessi o gli altri) e dunque meritano di soffrire. La capacità di comprendere il concetto che questo è un disordine legittimo e che l’individuo può imparare specifiche competenze per gestirlo è un importante precursore nello sviluppo di capacità che serviranno a cambiare.

I membri del gruppo sono dotati di un volantino stampato che elenca i criteri del DSM-IV per il disturbo borderline di personalità e il tempo ha permesso di riconoscere nel proprio comportamento alcuni esempi dei criteri ("possesso" di malattia). Una seconda componente è il concetto di filtri cognitivi. I terapeuti possono riconoscere la somiglianza con il concetto di schemi descritti da Jeffrey Young (1999) in Cognitive Therapy for Personality Disorders – A Schema-Focused Approach. E’ stato sviluppato un questionario per permettere agli utenti di identificare i loro primi filtri di disadattamento e per vedere il rapporto tra questi filtri, i criteri del DSM-IV, e i loro successivi schemi di emozioni, pensieri, e comportamenti.
 
Fase 2 – Training delle abilità per gestire le emozioni

Descriviamo le cinque competenze di base che aiuteranno la persona con disturbo borderline di personalità a gestire gli effetti cognitivi ed emotivi della malattia. Attraverso la descrizione di come la malattia agisce e il riconoscimento dei filtri attivati in una data situazione, le abilità insegnate aiutano la persona con disturbo borderline di personalità a predire il corso di un episodio, e prevedere le situazioni stressanti in cui la malattia è intensificata, infondendo, in questo modo, fiducia nella propria capacità di gestire la malattia.
 
Fase 3 - Training delle abilità per gestire il comportamento

Ci sono otto abilità comportamentali sulle quali la persona con disturbo borderline deve lavorare. Man mano che la sindrome borderline procede, attraverso l’interazione distruttiva tra episodi emotivi intensi da una parte e ambiente sociale  sempre meno empatico ed evitante dall’altra, molte aree funzionali possono cominciare a crollare.
Apprendere o riacquisire modelli di gestione di queste aree in maniera funzionale aiuta a tenerle sotto controllo durante gli episodi.
 
STEPPS Programma di insegnamento di gruppo sulle abilità di base

Il programma sulle abilità di base consiste in 20 incontri settimanali di due ore ciascuno. Questo include una breve pausa tra la prima e la seconda ora. Ogni lezione riguarda una competenza che è il focus della sessione. Alcune abilità richiedono più di una seduta a settimana per essere insegnate. Le abilità includono:

Prendere le Distanze
Comunicare
Sfidare
Distrarsi
Gestire i problemi
Definire degli obiettivi
Dormire
Tempo libero
Esercizio Fisico
Salute fisica
Prevenzione dell’abuso
Mangiare
Comportamenti nelle Relazioni
 
 
Per quei gruppi le cui riunioni si verificano durante le festività abbiamo incluso un’unità opzionale per la gestione dell’intensità emotiva in questi periodi dell’anno.
 
Trattamento ambulatoriale - Formato Aula

Il protocollo di formazione è un’esperienza di due ore settimanali in aula con due facilitatori e 6-10 membri del gruppo.
Continua..........